martedì 5 luglio 2011

John William Waterhouse



My sweet rose - John William Waterhouse, 1908


«E la bellezza non è un bisogno, ma un'estasi. Non è una bocca assetata, né una mano vuota protesa, ma piuttosto un cuore bruciante e un'anima incantata. Non è un'immagine che vorreste vedere, né un canto che vorreste udire, ma piuttosto un'immagine che vedete con gli occhi chiusi, e un canto che udite con le orecchie serrate. Non è la linfa nel solco della corteccia, né l'ala congiunta all'artiglio, ma piuttosto un giardino perennemente in fiore e uno stormo d'angeli eternamente in volo»

(Kahlil Gibran)

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Freddie Mercury & Montserrat Caballé - Ensueño

http://youtu.be/vZ7OLCPsiiE

Pino Daeni


Evening Repose - Pino Daeni, 2003 cir.


«Oh this frailty makes us so strong!
Oh.. this fire will melt all the ice..»

(Elisa - A prayer)


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Ennio Morricone - "Canone inverso"

http://www.youtube.com/watch?v=M8fNwCj0pTo

venerdì 29 aprile 2011

Just around the corner, closer to the heart..

Alzava l'occhio tra le fronde degli ippocastani, dov'erano più folte e solo lasciavano dardeggiare gialli raggi nell'ombra trasparente di linfa, ed ascoltava il chiasso dei passeri stonati ed invisibili sui rami. A lui parevano usignoli; e si diceva: "Oh, potessi destarmi una volta al cinguettare degli uccelli e non al suono della sveglia e allo strillo del neonato Paolino e all'inveire di mia moglie Domitilla!" oppure: "Oh, potessi dormire qui, solo in mezzo a questo fresco verde e non nella mia stanza bassa e calda; qui nel silenzio, non nel russare e parlare nel sonno di tutta la famiglia e correre di tram giù nella strada; qui nel buio naturale della notte, non in quello artificiale delle persiane chiuse, zebrato dal riverbero dei fanali; oh, potessi vedere foglie e cielo aprendo gli occhi!"


Italo Calvino, "La villeggiatura in panchina" (dalla raccolta di racconti "Marcovaldo, ovvero le stagioni in città")


Una panchina, all'ombra di un albero, gli scalini di una chiesa..c'è sempre un posto che sentiamo più "nostro", un posto che diventa il Nostro posto..Magari un posticino insignificante, malandato, delle nostre città, magari non quelli che sono sulle cartoline..ma un posto, in città, che ci fa stare bene. Come una specie di rifugio..ti va di raccontarcelo? Just around the corner, closer to the heart è un'opportuninatà per condividere un pezzo di cuore che abbiamo trovato nella nostra città, è organizzato dagli amministratori della pagina L'unica vera sorgente dell'arte è il nostro cuore..

Per partecipare ti basta:

● scattare una fotografia e condividerla o nella bacheca dell'evento su facebook o caricarla tramite Flickr o ImageShack e lasciare il link nei commenti a questo post
● indicare cosa rappresenta e la città dove si trova
● spiegare in poche righe perchè questo angolo è speciale per te
● nel caso lasciaste la foto qui tramite i commenti, sarebbe necessario che lasciaste anche il vostro nome e cognome (se non desiderate farlo per via pubblica, sul mio profilo trovate la mia mail privata; nel caso non voleste del tutto lasciarlo, sarà indicato solo l'indirizzo del blog in allegato alla foto, quindi sarebbe carino se non lasciaste commenti/foto anonimi!)

Non è un concorso, non c'è un premio in palio, è solo un'occasione per far conoscere qualcosa di diverso delle nostre città, guardarle da un altro..angolo per portarle nel cuore. Le foto che ci manderete, infine, verranno raccolte e pubblicate in un album della nostra pagina..in fondo anche questa è Arte, no? ;)


Sevilla - Andalucía, Spagna

Questo è un piccolo spiazzo si trova dietro la chiesa di San Marco, nel quartiere della Macarena a Sevilla (quello che si vede sulla sinistra è l'entrata di un vecchio monastero semi abbandonato, la chiesa in questione si trova sulla destra, non inquadrata nella foto). E' un pò lontano da casa mia, ma passeggiando un giorno mi sono ritrovato li quasi senza rendermene conto e da allora non posso fare a meno di passarci..se passate da queste parti, il sabato mattina probabilmente mi troverete a leggere proprio su quella panchina ^^ non è nulla di che, è un angolo quasi sconosciuto, come la chiesa stessa che è praticamente abbandonata e quasi sempre chiusa al pubblico, però è perfetto per stare un pò in pace sotto il sole e circondato dal verde :)



giovedì 7 aprile 2011

Jack Vettriano


Danza ai limiti dell'amore - J. Vettriano, 2007


«Conducimi fino alla tua bellezza con un violino ardente
Conducimi attraverso il panico finchè potrò essere al sicuro
Alzami come un ramo d'ulivo e diventa la colomba
che mi riconduce a casa
Conducimi fino alla fine dell'amore
Oh fammi vedere la tua bellezza quando le prove sono perdute
Fammi sentire il tuo movimento come fanno in Babilonia
Mostrami lentamente ciò di cui solo io conosco i limiti ù
Conducimi fino alla fine dell'amore».

(traduzione di "Dance Me to the End of Love" di Leonard Cohen)

L'espressione più dolce che possa esistere è quell'espressione leggera che parte dal cuore e dall'anima e fluisce nel movimento del corpo. Non pensare che la danza sia un insieme di passi...ma una risposta della bellezza dell'anima che viene dal cuore. La danza è un pensiero che in quel momento si concretizza e diventa un desiderio..e poi un bisogno...


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Craig Armstrong - "This love"

http://www.youtube.com/watch?v=gEsUiQIyzd8

Jan Vermeer


La Ragazza con l'orecchino di perla - Jan Vermeer, 1666


«Un giorno scrissi il suo nome sulla sabbia, ma vennero le onde e lo lavarono via: ancora lo scrissi con una seconda mano, ma venne la marea e rese ai miei dolori la sua preda. "Uomo inutile" disse lei, "che cerchi invano di rendere immortale una cosa mortale; perché io stessa andrò incontro a questo decadimento, ed anche il mio nome sarà cancellato similarmente." "Non così" dissi io;"lascia che le cose più umili decidano di morire nella polvere, ma tu vivrai nella fama; il mio verso renderà eterne le tue virtù, e nei cieli scriverò il tuo nome glorioso. Dove e quando la Morte sottometterà tutto il mondo, il nostro amore vivrà, e si rinnoverà dopo la vita" »

[Edmund Spenser]


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Loreena McKennitt - She moved through the fair

http://www.youtube.com/watch?v=Zr_hhkY4Bnk

martedì 5 aprile 2011

Claude Monet, «Mon Histoire»

Voglio dipingere l'aria nella quale si trovano il ponte, la casa, il battello. La bellezza dell'aria in cui sono, e la cosa è non meno che impossibile. Oh, se potessi contentarmi del possibile!



Leggere gli scritti degli artisti è sempre molto istruttivo e interessante, poichè quasi sempre aiuta a definire e completare perfettamente la visione delle opere prese in esame, che osserviamo spesso superficialmente; gli storici dell'arte hanno individuato alcuni tipi di analisi fondamentali per questa comprensione totale, basati sui seguenti elementi: iconografia (metodo descrittivo), iconologia (metodo connotativo), elementi formali (colore, linee, forme, spazio e stile), profilo culturale e artistico (in riferimento all'artista) e contesto storico-sociale (in riferimento all'artista, all'opera e al committente). Questa raccolta di scritti di/su Monet è, per l'appunto, fondamentale per dare il giusto peso a questo personaggio, padre di una delle correnti di arte moderna più amata nel mondo; dirà lui stesso: io solo posso conoscere le mie inquietudini e il male che mi procuro per finire tele che non soddisfano neppure me stesso. Evitiamo fraintendimenti e fantasie, e diamo spazio alla voce stessa degli autori!

Mon Histoire è il testo dell'intervista, pubblicata su "Le Temps" (Parigi, 26 Novembre 1900), che Claude Monet rilasciò a Françoise Thiébault-Sisson in occasione della sua esposizione parigina presso la galleria di Durand-Ruel. Il libro si apre con quest'intervista dove Monet racconta in poche pagine l'evoluzione della sua vita, tra il privato e il professionale, la nascita della sua passione, il raggiungimento della sua fortuna, ma soprattutto gli insegnamenti dei suoi maestri, quali Boudin e Jongkind fra tutti.

I Pensieri, al seguito, sono la parte più interessante del libro. Attraverso le sue parole tratte da lettere inviate ad amici e parenti (Renoir, Bazille, Durand-Ruel, Alice Hoschedé, Geffroy), mostra la parte forse più sconosciuta della sua figura, quale l'animo ossessionato e tormentato dietro la sua pittura. Come si suol dire, l'uomo prima del mito.

Non dormo più per colpa loro. Di notte sono ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo al mattino piegato dalla fatica. L'alba mi ridona coraggio, ma l'ansia torna non appena varco la soglia dello studio. Dipingere è così difficile e torturante. Lo scorso autunno ho bruciato sei tele insieme alle foglie morte del mio giardino. Ce n'è abbastanza per far perdere la speranza. Ciò nonostante non vorrei morire prima di aver detto tutto quello che avevo da dire o, almeno, di aver tentato di dirlo. E i miei giorni sono contati... Domani, forse...


Lo stile di Monet non è solo una dichiarazione artistica altamente poetica, come siamo soliti leggerla e valutarla, ma è una vera e propria sfida, un impegno che si rinnova ostinatamente ogni volta che posiziona il cavalletto davanti all'imprevedibile e affascinante spettacolo della natura. Una vita totalmente consacrata alla pittura, ogni giorno è la scoperta di qualcosa di nuovo che ancora non era riuscito a vedere, è una vita ossessionata da essa e piena di insoddisfazioni per il suo stesso lavoro, che lo fa stare sveglio dalle 4 del mattino, sgobbare tutta la giornata e arrivare la sera distrutto dalla fatica al punto di aver dimenticato tutti i miei doveri non pensando ad altro che al lavoro ho intrapreso, distruggere decine di tele ogni giorno, ma di esserne allo stesso tempo felice perchè grazie al lavoro, unica consolazione, tutto va bene. La ricerca della luce e la rappresentazione dell'atmosfera, in primis, sono gli elementi cardine della sua "poetica", osservati e tanto ammirati con la sua famosissima tecnica di pittura en plein air (all'aria aperta).


Mi sforzo e lotto con il sole. E che sole, qui! Bisognerebbe dipingere con l'oro e con le gemme.

Sono decisamente rattristato, c'è un tempo spaventoso, è impossibile lavorare fuori. Ho voluto provare stamani e sono riuscito solo ad inzupparmi di pioggia. C'è una tempesta terribile. Il mare si è alzato così tanto da fare gravi danni e tutte le barche che avevo cominciato sono a soqquadro, nessuna è più al suo posto. Non so se riuscirò a finire anche una sola cosa. Mi fa rabbia e mi dispiace. Ho cominciato molte cose dalla mia finestra nel caso in cui la tempesta perduri.

Ho ripreso cose impossibili da fare: dell'acqua con dell'erba che ondeggia sul fondo..è mirabile a vedersi, ma fa impazzire volerla rendere. E io mi ostino sempre in imprese simili.

Lavoro con una lentezza esasperante, ma più avanzo e più vedo che occorre molto lavoro per arrivare a rendere quel che certo: "l'istantaneità", soprattutto l'involucro, la stessa luce sparsa su tutto, e più che mai mi disgustano le cose facili che vengono di getto.



Dal 1902 la vista ormai comincia ad abbandonarlo e la morte del figlio lo getta in uno stato di disperazione, il tutto corniciato dalla solita insoddisfazione per il suo lavoro che lo prostra totalmente. Nonostante tutto però, a settantaquattro anni, inizia il suo ultimo e monumentale progetto. Si fa sistemare sulle pareti dell'atelier dodici tele (ciascuna di due metri di altezza e quattro di lunghezza), e per più di dieci anni lavora a quello che potremmo tranquillamente definire il suo testamento artistico e spirituale: le Ninfee. Solo la morte saprà fermarlo dal suo sogno. Questa serie di tele conta ben 250 esemplari, fu eseguita per rappresentare piccoli angoli del suo personale paradiso terrestre, un bacino d'acqua da lui stesso creato di circa duecento metri di circonferenza, alimentato da un braccio del fiume Epte; è bordato di iris e di piante acquatiche diverse in una cornice di alberi, in cui dominano i pioppi e i salici. Quel luogo fiabesco sorge nel suo amato paesino di Giverny.


Ho dipinto un infinità di ninfee, cambiando sempre punto d'osservazione, modificandole a seconda delle stagioni e adattandole ai diversi effetti di luce che il loro mutare crea. E l'effetto cambia incessantemente, non soltanto da una stagione all'altra, ma anche da un istante all'altro. [...] Per ricavare qualcosa da questo continuo mutare bisogna avere cinque o sei tele sulle quali lavorare contemporaneamente e bisogna spostarsi dall'una all'altra tornando rapidamente alla prima, non appena l'effetto interrotto riappare.

La terzultima sezione del libro comprende le Testimonianze di personaggi illustri del tempo, che hanno avuto l'occasione (e per molti si parla anche di piacere e onore) di conoscerlo personalmente o comunque di entrare a contatto con la sua arte:


Non potete immaginare che sollievo sia poter ammirare qualcosa, quando sei stanco di ridere a crepapelle o di scrollare le spalle. Non conosco Monsier Monet, non credo neppure di aver mai visto una sua tela, tuttavia mi sento quasi come un suo vecchio amico e questo perchè la sua pittura rigurgita di energia e di verità.


Emile Zola

Quando si guarda con attenzione una serie di quadri di Claude Monet si prova una certa paura; sembra di trovarsi in presenza delle creazioni di un dio, ed è vero. Il procedimento sembra fotografico; ma, in questo lampo, il genio ha collaborato con l'occhio e la mano, per cui l'istantanea è un'opera personale, di un'assoluta originalità; non è né uno schizzo né un abbozzo, né uno studio, ma un poema stupendo e compiuto.

Remy de Gourmont




Il motivo è per me insignificante; quel che voglio riprodurre è quanto c'è tra il motivo e me.

mercoledì 16 marzo 2011

Romeo e Giulietta

La leggendaria vicenda ha avuto una tradizione figurativa fitta e articolata, frutto del recupero compiuto dalla cultura romantica nei confronti del grandissimo tragediografo.


Autore: William Shakespeare (1564 - 1616)

Titolo originale: Romeo and Juliet (1596)

Genere letterario: Tragedia in cinque atti in versi e in prosa

Diffusione: In pittura l'opera ha goduto di una straordinaria fortuna che va dalla fine del Settecento all'Ottocento, con significativi episodi novecenteschi ed esempi anche scultorei. Non si può fare a meno di ricordare la fortuna cinematografica del soggetto, da Franco Zeffirelli (Romeo e Giulietta, 1968) a Baz Luhrmann (William Shakespeare's Romeo + Juliet, 1996), senza mettere da parte tutte le interpretazioni liberamente ispirate dall'opera (West Side Story, 1961).


E' stata soprattutto la pittura inglese dal secondo Settecento al primo Ottocento a dedicarsi a tradurre in immagini la vicenda. Gli artisti preromantici europei europei hanno puntato sulla drammaticità lacerante delle passioni, utilizzando fondali scuri e gestualità enfatiche. Il Romanticismo italiano invece, risvegliato sul tema dalle versioni operistiche contemporanee, si è curato della messa in scena di tipo teatrale, ricca di un accurato apparato di costumi e arredi, dove il pathos sentimentale si spegne e trionfa il revival storicistico. In entrambi i casi sono due i momenti privilegiati: il bacio di congedo tra i due amanti e il tragico e concitato epilogo presso il sepolcro di Giulietta.


Francesco Hayez - L'ultimo bacio dato da Giulietta a Romeo (1823)


  • Il dipinto rappresenta la celebre scena 5 dell'atto III. Divenne uno dei dipinti di culto dell'Ottocento romantico grazie alle moltissime riproduzioni in incisione, miniatura, smalto, cammeo.
  • La critica contemporanea notò tra i pregi dell'opera la suggestiva e fedele ricostruzione d'ambiente e le riconobbe appieno il valore di manifesto della poetica romantica in Italia, per aver sostituito con pari dignità alla mitologia classica la mitologia moderna.

  • Fece scandalo presso la critica più classicista l'intensità del desiderio erotico che emana dalla figura di Giulietta.


Johann Heinrich Füssli - Romeo sulla bara di Giulietta (1809)

  • Il dipinto rappresenta la scena 3 dell'atto V, quando Romeo contempla per l'ultima volta Giulietta prima di prendere il veleno.

  • Le due figure, l'una quasi irriconoscibile nella fitta oscurità, l'altra resa diafana da una luce soprannaturale, acquistano una particolare forza di suggestione grazie ai sapienti effetti compositivi e luministici dell'opera.


Pietro Roi - Morte di Giulietta e Romeo (1882)

  • Il dipinto rappresenta il momento in cui Giulietta, risvegliatasi dalla sua morte apparente, trova Romeo agonizzante e si dispera.
  • Di grande efficacia è l'enfasi melodrammatica della scena, per la composizione e la gestualità di stampo teatrale, accentuata dalla scenografia spoglia della cripta mortuaria e dall'arrivo sulla scena di frate Lorenzo (a destra del quadro), responsabile involontario del tragico equivoco.
  • Di notevole realismo è l'espressione incredula e già annebbiata dal veleno di Romeo, con il collo contratto nello sforzo di sollevarsi da terra.

Joseph Wright of Derby - Giulietta con Romeo morto (1790-91)

  • Giulietta, rimasta sola nella cripta con il cadavere di Romeo, ne ha appena baciato le labbra ancora calde che ode il passo del guardiano di cui s'intravede l'ombra all'ingresso; allarmata, afferra il pugnale e sta per rivolgerlo verso di sé: "Ancora rumore! Devo fare presto. Oh, caro pugnale!".

  • Joseph Wright of Derby fu celebre soprattutto per la sua sapientissima capacità di usare le luci in modo drammatico e spettacolare. Generalmente se ne serviva per scene "a lume artificiale", come in questo caso, in cui compone una scena teatrale che non ha nulla di superfluo.

Altre opere

Frank Dicksee - Romeo and Juliet (1884)

Ford Madox Brown - Romeo and Juliet (1870)

James Northcote - Romeo e Paride morti; Giulietta e Frate Lorenzo (1789)

Hans Makart - Romeo e Giulietta, scena del balcone (1860-70 cir.)

Oh, ma quale luce irrompe da quella finestra lassù?
Essa è l'oriente, e Giulietta è il sole.
Sorgi, bel sole, e uccidi l'invidiosa luna già malata e livida di rabbia, perché tu, sua ancella, sei tanto più luminosa di lei. Non servirla, se essa ti invidia; la sua veste virginale e d'un colore verde scialbo che piace solo agli stupidi. Gettala via! Ma è la mia dama, oh, è il mio amore! Se solo sapesse di esserlo! Parla eppure non dice nulla. Come accade? È il suo sguardo a parlare per lei, e a lui io risponderò. No, sono troppo audace, non è a me che parla. Due delle più belle stelle del cielo devono essere state attirate altrove e hanno pregato gli occhi di lei di scintillare nelle loro orbite durante la loro assenza. E se davvero gli occhi di lei, gli occhi del suo volto, fossero stelle? Tanto splendore farebbe scomparire le altre stelle come la luce del giorno fa scomparire la luce di una lampada: in cielo i suoi occhi brillerebbero tanto che gli uccelli si metterebbero a cantare credendo che non fosse più notte..



[fonti: Dizionari dell'Arte - Episodi e personaggi della letteratura; con integrazioni dei miei studi personali (facoltà di Belle Arti - Storia dell'Arte)]


sabato 12 marzo 2011

Le Nove Muse

Auguste Moreau - Apollo e le muse (1856)


Muse: Divinità che presiedono all'ispirazione artistica nei campi della poesia, della musica e di altre arti; sono compagne di Apollo. Sono figlie di Giove e della titanide Mnemosine che erano giaciuti insieme per nove notti consecutive. Erano in origine le ninfe di fonti sacre che avevano il potere di fornire l'ispirazione, specialmente l'Aganippe e l'Ippocrene sul monte Elicona, e la fonte Castalia sul monte Parnaso. Quest'ultimo luogo divenne infine la loro dimora riconosciuta. Per questo fontane e corsi d'acqua compaiono spesso nei dipinti raffiguranti le Muse. Col tempo il loro numero si fissò definitivamente in nove e ciascuna acquisì una propria specifica sfera di influenza nel campo del sapere delle arti. I loro attributi, particolarmente gli strumenti musicali, sono suscettibili di mutamenti a seconda dei periodi.

(J. Hall - Dizionario dei soggetti e dei simboli nell'arte)


Clio: in greco significa "festeggiare", "celebrare". Presiede alla storia ed alla poesia epica, ebbe un figlio, Reso, avuto dalla relazione con il dio fluviale Striamone. Era rappresentata come una vergine, coronata d’alloro; con una tromba in una mano ed un libro nell’ altra (solitamente di Erodoto o Tucidide).

Euterpe: il suo nome significa "colei che sa piacere", è colei che è dedita alla musica e alla poesia lirica. Considerata l’inventrice del flauto doppio, era una fanciulla col capo adorno di ghirlande di fiori.

Talia: dedita alla commedia, rappresentata da un cartiglio o da una viola, ha una maschera tra le mani e una corona d’edera sul capo.

Melpomene: da "melpein" (cantare), musa della tragedia. Indossa una maschera tragica sul volto, possiede un pugnale o una spada ed ai suoi piedi si può trovare uno scettro o altri oggetti di scena.

Tersicore: alla danza e al canto, era una creatura riservata e solitaria. Era una bellissima ragazza incoronata con ghirlande di fiori che ballava; aveva una lira, una cetra o un altro strumento a corde.

Erato: alla poesia lirica e amorosa, il suo nome è originato da Eros. Ha nella mano destra un arco e nella sinistra una lira o un tamburello; era una bella giovinezza con la testa adornata di mirto e rose. A volte è rappresentata come un cigno, si potrebbe trovare anche un putto ai suoi piedi.

Urania: all'astronomia, non a caso trae nome da "Ouranos" (cielo). Era raffigurata come una vergine con un globo ed un compasso fra le mani. Spesso è anche contornata da un cerchio di stelle.

Calliope: già Esiodo la riteneva più nobile delle Muse, è l'ispiratrice e la protettrice della poesia in generale e di quella epica ed elegiaca in particolare. Nei lessici medievali Dante poté trovare anche il significato del nome: "dalla bella voce". Ha sempre con sé la stilo e le tavolette cerate, un libro (l'Iliade) e una corona d'alloro. Diede i natali, con il re della Tracia, Eargo, ad Orfeo che ricevette da Apollo, la propria cetra. Furono le stesse Muse ad istruire il giovane Orfeo.

Polimnia: al mimo e agli inni eroici; il suo nome deriva da "poly" (molto) e "Hymnos" (inno), oppure da "mnasthai" (ricordarsi). Vestita di bianco, con una ghirlanda di fiori od un diadema di perle, ha un organo portativo, o più raramente un liuto, e tiene anche uno scettro.


Tintoretto - Apollo e le muse (1560 cir.)

Nicolas Poussin - Apollo e le muse (1639)

Jacques Stella - Minerva e le muse (1645)

Caesar van Everdingern - Le quattro muse con Pegaso (1650)

Eustache Le Sueur - Le muse Clio, Euterpe e Talia (1655)

Eustache Le Sueur - Le muse Melpomene, Erato e Polimnia (1655)

Anton Raphael Mengs - Apollo e le Muse sul monte Parnaso (1760)

Norbert Schroedl - Anacreonte con le muse (1890)

Gustav Klimt - Le Muse, particolare fregio Beethoven (1902)

Marc Chagall


Il compleanno - Marc Chagall, 1915


«Ti sei gettato sulla tela, che trema fra le tue mani. Premi i colori dai tubetti e i pennelli: rosso, bianco, nero, blu. E mi trascini nel torrente dei colori. Ad un tratto, mi sollevi da terra, e tu stessi prendi slancio con un piede, come se la stanzetta fosse troppo angusta per te. T'innalzi e ti distendi, fluttuando fino al soffitto. La tua testa gira intorno alla mia. Sfiori le mie orecchie sussurrando qualcosa...ascolto la melodia della tua voce dolce e grave. Perfino nei tuoi occhi intendo quel canto e tutti e due insieme, lentamente, ci solleviamo sulla camera adorna e ci involiamo. Arriviamo alla finestra e vogliamo attraversarla. Fuori ci chiamano le nuvole e il cielo blu. I muri con tutti i miei scialli variopinti girano intorno a noi e ci fanno girare la testa. Ora voliamo abbracciati nel cielo e i campi di fiori, le case, i tetti, i cortili e le chiese sembrano galleggiare sotto di noi..»

[Bella Chagall]


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Andrea Bocelli - Dell'amore non si sa

http://www.youtube.com/watch?v=lDSJSe8Ep_4

martedì 1 marzo 2011

John Collier


Lady Godiva - John Collier, 1898


«Vi prendo in parola, signore: domani attraverserò Coventry da un capo all'altro senza alcun vestito, e voi esonerete dalle tasse i vostri sudditi. Vi proverò che ho più a cuore la miseria del mio popolo che l'inutile civetteria. E non é detto inoltre, che una vera nascita d'alto lignaggio e un'autentica bellezza non possano mostrarsi al naturale senza alcun timore..»

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Ernesto Cortazar - Beethoven's Silence

http://www.youtube.com/watch?v=tGtScuFxm6A

William Clarke Wontner


Valeria - William Clarke Wontner, 1916


«La natura, le cose, le persone, a ben vedere, sono capaci di stupirci per la loro bellezza. Nel bello traspare il vero, che attrae a sé attraverso il fascino inconfondibile che emana dai grandi valori. Sentimento e ragione si trovano così ad essere radicalmente uniti da un appello rivolto alla persona tutta intera»

[Giovanni Paolo II ]

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Dan Gibsons - Lotus Temple

http://www.youtube.com/watch?v=D5wKiYB7gAI

sabato 22 gennaio 2011

Danae

Personaggio della mitologia greca, figlia di Acrisio, re d'Argo. Poichè, secondo una profezia, il sovrano sarebbe stato ucciso dal figlio della propria figlia, egli rinchiuse Danae in una torre di bronzo per tenere lontani i suoi corteggiatori. Ma Giove penetrò nella torre sotto forma di pioggia d'oro e giacque con lei.

(Metamorfosi, IV, 611)

Il tema, diffuso presso gli artisti rinascimentali, fu sfruttato come occasione per raffigurare il nudo femminile. Danae giace sui cuscini o su un morbido giaciglio, con lo sguardo levato verso l'alto, pieno di trepidante attesa. Una luce dorata, o una pioggia d'oro, a volte in forma di monete, cade su di lei da una nube. In alcune raffigurazioni una vecchia, l'ancella di Danae, tende il proprio grembiule per raccogliere la pioggia preziosa; possono essere presenti anche Cupido e altri amorini. Per la cultura medievale, Danae era un simbolo della castità, ma anche un esempio di concepimento, da parte di una vergine, grazie al solo intervento divino. Il tema fu perciò considerato una prefigurazione dell'Annunciazione.

(J. Hall - Dizionario dei soggetti e dei simboli nell'arte)


Correggio - 1531

Tiziano Vecellio - 1531

Tiziano Vecellio - 1554

Artemisia Gentileschi - 1612

Orazio Gentileschi - 1621

Rembrandt - 1640

Gustav Klimt - 1907

Auguste Rodin - 1889